stazioni agrometeo

Stazioni agrometerologiche e siepi antideriva

Abbiamo già parlato di come un approccio basato sulla produzione sostenibile integrata sia di gran lunga il più adatto ad affrontare le sfide alimentari ed ambientali del futuro, e di come questo tipo di lotta stia andando via via a sostituire quella a calendario , fornendo all’agricoltore la possibilità di un nuovo metodo.

Ma quali sono gli strumenti presenti nella cassetta degli attrezzi del professionista dell’agricoltura, dell’imprenditore agricolo che deve confrontarsi quotidianamente sia con una pianificazione e un’ottimizzazione lavorativa sia, ad esempio, con le variabili meteo della natura? Cosa deve fare l’agricoltore?

Evitare gli sprechi

Evitare gli sprechi: è questa una strategia banale ma indubbiamente efficace. Bisogna opportunamente identificare il momento migliore per l’applicazione dell’agrofarmaco in base alle previsioni meterologiche, allo sviluppo della coltura e alle caratteristiche del prodotto stesso.  Un trattamento male posizionato ad esempio potrebbe causare il dilavamento del prodotto distribuito impedirne l’efficacia, con un evidente spreco economico, aumentare il rischio di ruscellamento e quindi di contaminazione delle acque con una totale inefficacia da ogni punto di vista.

Le stazioni agrometerologiche

I servizi di monitoraggio meteo dedicati alle aree agricole vanno proprio in aiuto di una lotta integrata e ottimizzata.  La Rete Agrometerologica Nazionale (RAN) è costituita da centraline automatiche localizzate in aree di grande vocazione agricola. I dati agrometerologici rilevati dalle centraline RAN sono utilizzati per la ricostruzione degli eventi meterologici: dalle temperature, alle precipitazioni e all’umidità relativa.

I dati sono rilevati con cadenza oraria e sottoposti a sistematici controlli di  correttezza e consistenza fisica e meteoclimatica prima di essere utilizzati per il monitoraggio agrometerologico. Si tratta quindi di dati più attendibili rispetto a quelli dei comuni servizi meteo, sia per la vicinanza delle centraline alle aree agricole sia per il controllo incrociato dei dati.

In ambito regionale, i servizi territoriali sono impegnati a fornire con cadenza regolare bollettini agrometerologici e di produzione quale supporto decisionale a tecnici e imprenditori agricoli per l’attuazione della difesa integrata.

Le siepi antideriva

siepe antideriva

Di tutt’altra natura l’aiuto materiale che può arrivare dall’utilizzo delle siepi antideriva, per contenere fisicamente quella parte di miscela antiparassitaria distribuita fuori bersaglio.

Quando i terreni da trattare si trovano in prossimità di corsi d’acqua, zone di passaggio come strade o zone abitate le siepi rappresentano un utile mezzo di mitigazione della deriva. Esse intercettano oltre il 90% delle goccioline di prodotto nebulizzate con l’atomizzatore. Se si considera che in assenza di ostacoli o barriere la deriva dei fitofarmaci può raggiungere i 12-15 metri si capisce l’utilità che uno strumento così semplice può avere.

L’efficacia della siepe come barriera è dovuta dal suo essere più o meno fitta e dalla sua porosità: ovviamente minore è la porosità maggiore è la deriva intercettata. Una siepe in grado di svolgere in maniera ottimale l’effetto di contenimento deve avere:

– una porosità inferiore al 35%, uniforme dalla terra fino alle foglie in cima alla  pianta, senza soluzione di continuità

– un’altezza di almeno 3 metri e una copertura fitta e uniforme.

È consigliato l’utilizzo di specie autoctone che siano già adattate al contesto, resistenti al freddo, quindi sempreverdi o comunque a foglia persistente. Le siepi devono essere a loro volta oggetto di una buona manutenzione, opportunamente potate e sempre ben irrigate. Per poter svolgere al meglio la loro funzione devono infatti essere “in forma”.

Questi strumenti sono un esempio dei mezzi a disposizione degli agricoltori interessati ad operare in  maniera integrata, utilizzando la chimica in modo sostenibile, mettendo in campo tutti i mezzi più o meno tradizionali e tecnologici per ottimizzare il lavoro sulle colture e ridurre l’impatto sull’ambiente.