Frutticoltura sostenibile

Proteggere, produrre ed esportare vino

Lo scorso 27 gennaio Agrofarma ha partecipato al convegno “Proteggere, produrre ed esportare vino”, organizzato da Image Line, per parlare della difesa della vite sia con riferimento alle normative, sia con riferimento ai recenti cambiamenti e al PAN.

Tra i relatori anche Maristella Rubbiani dell’Istituto superiore di Sanitàproduttori, consulenti e distributori del settore vitivinicolo.

La difesa della vite

Tra le difficoltà riscontrate quotidianamente dai viticoltori vanno sicuramente citate quelle legate alla disponibilità di un sempre minor numero di mezzi. Non solo i criteri per la registrazione di un prodotto sono molto stringenti, ma esistono una serie di protocolli, diversi da Regione a Regione, che impongono ulteriori limiti all’utilizzo dei prodotti.”

Le normative regionali e la posizione di Agrofarma

La normativa regola quali e quante sostanze attive sono consentite per la difesa chimica di ciascuna coltura. Esiste inoltre un numero massimo di trattamenti autorizzati durante il ciclo vitale della pianta. Si tratta di regole molto precise che hanno valenza nazionale e che ricadono in un quadro di difesa integrata obbligatoria.

Tuttavia a livello regionale possono esistere regolamenti che limitano le possibilità di azione dell’agricoltore. Allo stato attuale ogni regione decide infatti quali sostanze autorizzare nel proprio territorio e nei disciplinari di difesa integrata volontaria, all’interno di un range di prodotti pre-autorizzato, precludendo di fatto agli imprenditori agricoli una molteplicità di soluzioni e trattamenti consentiti,  talvolta proprio nella regione confinante (oltre che ai produttori concorrenti di altri paesi europei).

Come sottolineato da Agrofarma nel corso del proprio intervento è pertanto auspicabile riuscire ad avere, nell’immediato futuro, un protocollo nazionale che sia inclusivo e che consenta l’utilizzo di tutti i mezzi di difesa legali disponibili, orientandone al meglio l’inserimento nei programmi di produzione integrata. Le sostanze già autorizzate tramite un iter europeo decennale non dovrebbero essere escluse dall’uso o venire limitate.

Sedi italiane ed export

Le aziende con sedi e aree coltivate sparse sul territorio italiano riscontrano così una gestione più complicata e non uniforme.

Relativamente all’export le differenze normative determinano la possibilità per il produttore vinicolo di esportare il proprio prodotto in un determinato paese extraeuropeo piuttosto che in un altro. Questo può pesare su un settore che, pur essendo tra i più redditizi del comparto italiano, non gode di vita facile, in quanto si confronta con una dinamica concorrenza internazionale.

I residui

In particolare, in tema di residui, il produttore deve confrontarsi con i residui massimi ammessi delle sostanze autorizzate nel paese di esportazione o, in mancanza di un’autorizzazione specifica, con il residuo massimo “tollerato” (cosiddetto Import Tollerance) dal paese di destinazione, che però non sempre è determinato. Questo rappresenta un ulteriore vincolo alla possibilità di impiegare alcuni agrofarmaci regolarmente autorizzati.