Cos’è la Produzione Sostenibile Integrata

Sinergia tra sapere tradizionale e ricerca scientifica per una produzione al top

Chi ha una qualche esperienza – anche superficiale o limitata nel tempo – di coltivazione della terra sa bene che gli saranno utili sia i saperi “antichi”, quelle buone pratiche tramandate di padre in figlio, sia le nuove tecnologie, quei prodotti dall’utilizzo ormai consolidato ma sempre migliorabili, giunti sul mercato dopo studi e test durati anni. Se da un lato è utile conoscere tempi e meccanismi che si ripetono immutati da secoli, dall’altro non è possibile prescindere dalle innovazioni tecnologiche che sono indispensabili per sostenere i ritmi dell’agricoltura odierna, nonché il fabbisogno di un pianeta sul quale, oggi, camminiamo in 7,4 miliardi di persone.

Produttività, salubrità dei raccolti, protezione dell’ambiente

Questo approccio – che considera il patrimonio passato ma guarda in modo realistico al presente e alle prospettive per il futuro – va sotto il nome di Produzione Integrata Sostenibile. In poche righe è possibile riassumerlo così: ottimizzare l’utilizzo delle risorse e dei mezzi tecnologici sia per conseguire produttività, sia per conservare le stesse risorse ambientali. Questo criterio viene applicato a tutte le fasi della coltivazione e in quest’ottica è improntato tutto il processo: dall’accurata scelta delle sementi da utilizzare, alla considerazione delle condizioni locali del suolo e del clima nei quali la coltura si stabilisce; per proseguire interessandosi anche al corretto raccolto e stoccaggio dei prodotti. E infine a un possibile metodo per il riutilizzo del rifiuto e per la produzione di energia rinnovabile.

Come già visto il perimetro di questi interventi si muove fra tre punti fondamentali: produttività, salubrità dei raccolti, protezione dell’ambiente. A livello europeo è l’ECPA (European Crop Protection Association) a farsi portavoce della gestione integrata della colture, anche attraverso campagne di sensibilizzazione e di comunicazione.

Salvare la metà del raccolto

Un dato poco conosciuto, ma ben veicolato da ECPA nel proprio sito, e sul quale vale la pena porre l’accento è la redditività dei raccolti ottenibile con questo metodo. L’uso combinato di agrofarmaci e nuove pratiche agronomiche consente di raddoppiarne i volumi, o meglio di non dimezzarli. Senza l’utilizzo di agrofarmaci infatti, a causa di parassiti e altre malattie, si salverebbe in media solamente il 60% di un raccolto. Fino al 40% potrebbe andare perso. Un’ulteriore conseguenza diventerebbe quindi quella di dover destinare nuove porzioni di terra alle coltivazioni. Ecco quindi i primi vantaggi evidenti della produzione sostenibile integrata: più raccolto, meno spazio “rubato” dall’agricoltura al territorio circostante. L’optimum del raccolto si ottiene nella superficie che si è deciso di destinare a quella coltura, senza necessità di un’ulteriore espansione per ottenere il raccolto desiderato.

La lotta integrata

Per sostenere e incrementare l’efficienza del sistema produttivo, la ICM (Integrated Crop Managment)  accosta l’utilizzo di agrofarmaci a una combinazione di fattori biologici, chimici e fisici per  ridurre la presenza degli organismi parassitari che danneggiano la qualità e la quantità dei raccolti. Stiamo parlando – nell’ambito di un approccio integrato – della difesa biologica tramite metodi quali organismi antagonisti, piante resistenti, ferormoni.

Qualche esempio? Le trappole a ferormoni, che sfruttano il ferormone attrattivo sessuale prodotto dalle femmine per attirare nella trappola – e quindi lontano dalle coltivazioni – i maschi di lepidottero, ad esempio; oppure la lotta biologica tramite organismi antagonisti, si pensi agli imenotteri parassitoidi che vennero introdotti come antagonisti di alcuni afidi di alberi da frutto.

Tuttavia senza il contributo degli agrofarmaci – termine generico con il quale si indicano le sostanze di origine chimica o biologica in grado di controllare gli insetti, le malattie e le malerbe su frutta e verdura – la produzione sostenibile integrata non sarebbe in grado di assicurare continuità, sicurezza ed efficacia nella produzione agricola. Il settore degli agrofarmaci investe ogni anno il 6% del proprio fatturato complessivo in Ricerca e Sviluppo e occupa il 12% delle proprie risorse umane, proprio in un tentativo di continuo perfezionamento delle tecniche scientifiche volte a combattere insetti e malattie che infestano le coltivazioni.

La fisionomia che la produzione sostenibile integrata va ad assumere è quindi differente a seconda di una serie di fattori, che vanno dalla coltura all’ambiente circostante, ma si sta affermando senza dubbio come il metodo più flessibile ed efficace per la difesa e la redditività delle colture.