popillia japonica

Popillia japonica: il coleottero giapponese attacca il Nord Ovest

Stavolta l’emergenza è al nord Italia, nella zona del Parco del Ticino, a cavallo tra Piemonte e Lombardia. Il nome dell’insetto che minaccia, infesta e distrugge più di una specie – senza risparmiare i giardini di casa – è Popillia japonica o Coleottero Giapponese.

Le origini

Originario appunto del Giappone questo coleottero appartenente alla famiglia degli Scarabeidi è apparso per la prima volta in Lombardia nel 2014. In Europa la sua presenza è attestata in Portogallo, ma l’espansione di questa specie si è rivelata in tutta la sua persistenza negli Stati Uniti.

Popillia japonica ha infatti fatto la sua comparsa circa un secolo fa (1916) oltreoceano e ad oggi la lotta a questo insetto alieno continua ad impegnare i vari Dipartimenti dell’Agricoltura degli Stati Uniti.

L’aspetto

Come si presenta questo coleottero? Una volta adulto esso è lungo tra gli 8 e gli 11 mm. Il corpo è di colore verde brillante con caratteristico aspetto “metallizzato”, le elitre invece variano dal bronzo al rame. Molto ben distinguibili sono anche cinque macchie di peli bianchi su ogni lato dell’addome.

Il ciclo vitale

Uno o due anni è il tempo impiegato per il compimento di un intero ciclo vitale, a seconda delle temperature più alte o più basse e in generale delle condizioni climatiche. Sempre per lo stesso motivo gli adulti possono manifestarsi da maggio a inizio luglio, a seconda del clima.

La maggior parte delle uova vengono deposte in pascoli, semplici prati o campi coltivati. Poiché preferiscono deporre le uova in terreni umidi e morbidi, durante i periodi di siccità – come questa estate 2017 – i terreni coltivati  vengono attaccati maggiormente proprio perché sono tra i pochi irrigati. Nel giro di 10-15 giorni le uova si schiudono. Lo stadio adulto abbandona il terreno tra maggio e luglio e vive tra le 4 e le 6 settimane.

Le piante colpite e i danni

Popillia Japonica è polifago e annovera tra le sue “prede” oltre 100 specie di piante da frutto, da giardino e coltivate di vario genere. Tra le più colpite in Italia al momento ci sono vite, ciliegio, piccoli frutti e nocciolo ma anche tiglio, olmo, platano. Colpite anche piante ornamentali come le rose dei giardini. Non mancano all’appello purtroppo nemmeno soia, mais, luppolo e nettarine.

Cosa accade alla pianta colpita

Alle larve le radici, agli adulti le foglie ed eventualmente i fiori: sembra essere questa la logica che guida questo insetto alieno.

Il sintomo più evidente di una pianta vittima della Popillia japonica è senza dubbio da rilevare nella foglia resa “scheletrica”, nella quale la rete delle nervature rimane evidente ma tutta la parte verde è completamente erosa. Il tessuto foliare viene infatti masticato dal coleottero. Se pochi esemplari non compromettono la pianta è da segnalare come le essenze volatili sprigionate dalle specie vegetali che vengono danneggiate possono attrarre altri coleotteri e creare quindi una sorta di effetto a catena.

Un’altra importante forma di attacco è quella provocata dalle larve che si cibano delle radici delle piante erbose. Le piante perdono quindi capacità di assorbire acqua dal terreno.

La lotta a Popillia Japonica

Se l’eridacazione completa sembra impossibile – basti pensare alla sua presenza pluridecennale negli USA, come si diceva più sopra –  è indispensabile per lo meno contenere l’espansione: la lotta integrata sembra essere il metodo migliore. Essa deve essere ovviamente prevista in modalità diverse per larve ed adulti.

Innanzitutto è necessario allertare quegli agricoltori che dispongono di prati stabili irrigati, il maggiore ricettacolo della popolazione di larve. Su di questi ultimi si può agire con l’inoculo di insetticidi naturali direttamente nel terreno.

Per quanto riguarda gli adulti, dal momento in cui si manifestano, è necessario agire sia con trappole a feromoni che con trattamenti mirati a base di agrofarmaci.