lotta integrata

Lotta a calendario e lotta integrata

Efficacia e sostenibilità dei prodotti fitosanitari dipendono in gran parte da come  vengono applicati. La formazione degli operatori è in questo senso fondamentale, come abbiamo già detto in quest’altro articolo  , ma individuare il metodo di difesa più adatto è anch’esso un ottimo sistema per proteggere allo stesso tempo le colture e l’ambiente. Facciamo quindi un po’ di chiarezza sui sistemi di lotta più diffusi e sulle loro applicazioni: lotta a calendario e lotta integrata.

Lotta a calendario

È questo il metodo di difesa più antico, in gran parte dismesso. La lotta a calendario si basa sostanzialmente sulla conoscenza delle fasi fenologiche delle piante, ovvero sulle fasi di crescita della pianta e sulla probabilità di avere infestazioni o infezioni in quelle determinate fasi: dal germogliamento alla fioritura, dall’allegagione alla maturazione le criticità sono diverse. Se è vero che si tiene conto in questi casi della suscettibilità fenologica della coltura, è altrettanto vero che la protezione è sempre preventiva e perciò deve coprire l’intera durata della fase, fino al perdurare del potenziale stato di sensibilità. I trattamenti vengono ripetuti a intervalli regolari. Sono le fasi fenologiche della pianta a definire l’impostazione della strategia di difesa.

Una volta effettuato il primo trattamento la sua ripetizione si basa su turni fissi, prestabiliti in funzione della persistenza dei prodotti impiegati. Il principale punto debole di questa strategia? Presupporre che la difesa debba essere condotta senza un’effettiva verifica della presenza del parassita e della sua entità.

Tra gli altri effetti negativi: la possibilità di sviluppare una potenziale resistenza dei fitofagi a numerosi insetticidi, la rottura degli equilibri biologici con conseguente trasformazione di specie fitofaghe di secondaria importanza in specie dannose, i maggiori rischi igienico sanitari per la salute pubblica, e l’inquinamento ambientale.

Tra i punti a favore invece il fatto che la difesa a calendario è di pratica realizzazione anche da parte di chi ha limitate conoscenze fitoiatriche perché la sua applicazione non richiede approfondite conoscenze tecniche.

lotta integrata

Lotta integrata

È questo l’approccio più moderno e che analizza il problema considerando un mix di soluzioni. È la direzione nella quale andare per una produzione integrata e sostenibile. La lotta integrata è un sistema di controllo degli organismi dannosi presenti sulle colture che è basato sull’integrazione delle diverse tecniche di difesa disponibili, di qualsiasi natura essi siano: chimica, fisica, agronomica, biologica, biotecnologica. L’obiettivo è duplice: limitare l’uso dei prodotti dove vi siano altre soluzione effettivamente efficaci per tutelare il raccolto e mantenere le popolazioni di parassiti, patogeni e malerbe al di sotto della densità che comporta un danno economico per la coltura.

Come si attua la lotta integrata? Integrando strategie diverse, adottando appropriate tecniche colturali come lunghe rotazioni, concimazioni attente ed equilibrate, adeguate irrigazioni, potature, pacciamatura, scelta e utilizzo di varietà tolleranti; tutte pratiche che influenzano in maniera decisiva lo sviluppo delle avversità e delle erbe infestanti e consentono, pertanto, un’ulteriore riduzione dell’impiego di agrofarmaci che comunque rimangono un mezzo sicuro ed efficace nella difesa delle colture.

Lotta integrata è anche sinonimo dell’utilizzo di nuove metodologie di difesa, ad esempio le trappole a ferormoni –trappole che generano confusione e disorientamento sessuale nei parassiti, attirandoli lontano dalle coltivazioni – o il ricorso a prodotti con migliori caratteristiche tossicologiche ed eco-tossicologiche o ancora l’utilizzo dei sistemi di previsione e avvertimento, per la razionalizzazione degli interventi.

Riassumendo, per una buona lotta integrata occorre:

• conoscere la biologia dei parassiti di maggiore rilevanza,
• effettuare monitoraggi di campo nei periodi a rischio, per individuare tempestivamente i parassiti presenti sulla coltura,
• verificare la presenza e la densità dei nemici naturali,
• valutare l’opportunità o meno del trattamento in base ad una soglia di danno,
• scegliere il momento più opportuno per effettuare i vari tipi di interventi,
• dare priorità agli interventi biologici, biotecnologici e meccanici e, nel caso fosse necessario realizzare trattamenti chimici, scegliere il formulato meno tossico e più selettivo.

Al momento attuale non è possibile prescindere dalla chimica nella difesa delle colture, soprattutto se si guarda all’agricoltura in un’ottica professionale e imprenditoriale. Chi è consapevole che gli spazi produttivi sono spazi “preziosi” e che quindi necessitano di una resa adeguata,  per non costringere l’agricoltura ad interessare altri spazi circostanti, sarà concorde nel sostenere un’ottimizzazione –  anche nei confronti dell’ambiente – che va a braccetto con l’utilizzo degli agrofarmaci. La lotta integrata ne è la dimostrazione.