cavolfiore

Il cavolfiore: caratteristiche e malattie

In Italia ogni anno si producono circa 455.000 tonnellate di cavolfiore su una superficie dedicata a questa coltura che è di 18.000 ettari. Il cavolfiore è una tra le crucifere più coltivate in Italia soprattutto nelle regioni centro-meridionali come Marche, Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia.

Molto ricco d’acqua (più del 90%), il cavolfiore ha un valore energetico di circa 25-30 cal./100gr, un buon contenuto di vitamina C, potassio, fosforo e calcio. In generale a tutti i cavoli sono riconosciute proprietà depurative, rimineralizzanti e attivatrici della rigenerazione dei tessuti.

Il ciclo vitale

Ma come cresce il cavolfiore? Si tratta di una pianta erbacea biennale (la pianta fiorisce ad anni alterni) che predilige zone a clima fresco e umido e che necessita di terreni a medio impasto, non acidi, caratterizzati da un buon drenaggio e ben concimati.
La semina avviene in primavera in serra fredda e procede con il trapianto delle pianticelle all’esterno; la raccolta avviene in autunno e fino ai primi geli, quando lo sviluppo delle infiorescenze è ormai completo.

Parassiti del cavolfiore: attacchi e rimedi

Anche i cavolfiori, come molte altre specie, sono soggetti ad attacchi da parte dei parassiti lungo tutto il proprio ciclo vitale.

Le classi di parassiti che attaccano la pianta di cavolfiore comprendono:

  • Crittogame: tra cui alternariosi, ernia delle crucifere, marciumi basali, micosferella del cavolo, ruggine bianca e peronospora.

Si possono evitare utilizzando semi conciati, effettuando lente rotazioni e distruggendo i residui delle piante infette.

  • Batteri: Xanthomonas campestris, Erwinia carotovora.

Si può cercare di proteggere il cavolfiore dall’attacco dei batteri controllando il livello di umidità ambientale e del terreno e prestando molta attenzione all’integrità di ogni parte della pianta.

  • Fitofagi: cavolaia, ernia del cavolo, mosca del cavolo, afidi, altica, nottue.

Tra queste le più diffuse sono certamente la cavolaia, l’ernia e la mosca del cavolo, gli afidi.

La Cavolaia (Pieris brassicae)

La cavolaia è un lepidottero, la cui larva è ghiotta delle foglie di cavolfiore e attaccando la pianta può comprometterne gravemente lo sviluppo. Il macerato di foglie e femminelle di pomodoro si è rivelato un metodo efficace per eliminare e prevenire l’attacco di questa farfalla, in quanto se toccate da questo composto, le larve abbandonano le foglie.

Un’altra soluzione al problema è rappresentata dal bacillus thuringiensis, un batterio sporigeno innocuo per l’uomo, utilizzato per la produzione di diversi prodotti insetticidi, che nella varietà kurstaki è in grado di attaccare la cavolaia nello stato larvale.

Il meccanismo con il quale funziona è piuttosto semplice. Quando le spore del bacillus thuringiensis kurstaki vengono purificate e spruzzate sulle foglie, gli insetti ad esso sensibili che lo ingeriscono ne subiscono la sporulazione all’interno del proprio intestino. A questo punto le tossine che si sprigionano danneggiano l’apparato digerente delle larve, neutralizzandole. Da ricordare che queste tossine sono innocue per l’uomo, poiché il ph gastrico dell’uomo ha valori molto differenti da quelli dei lepidotteri trattati.

campo cavolfiore

Altre possibili malattie del cavolo

L’ernia del cavolo invece è provocata da un fungo che penetra nelle radici e provoca dei rigonfiamenti che poi si spaccano: le soluzioni possono essere calcinazioni del terreno per innalzare il Ph e distruzione delle piante infette.

La mosca del cavolo è forse il parassita più pericoloso perché è in grado di distruggere intere coltivazioni. Le sue larve si sviluppano da maggio a luglio, rodono le radici e il colletto della pianta causandone la morte. La consociazione col pomodoro ha fatto riscontrare effetti favorevoli.

Infine gli afidi, che vanno combattuti attraverso un approccio sia chimico che agronomico: dopo la raccolta, nel periodo invernale, si consigliano la distruzione dei fusti delle piante per limitare la proliferazione del fitofago ed eventualmente trattamenti mirati per sterminare il parassita.

A livello preventivo si può agire sul terreno garantendo sempre un intervallo di almeno 3-4 anni tra una coltivazione e l’altra ed effettuando avvicendamenti preferibilmente con leguminose. Tuttavia questa soluzione risulta abbastanza limitante in termini di tempo e di spazio. Per quanto riguarda la consociazione si è rivelato utile far crescere il cavolfiore accanto a spinaci, insalate da taglio, sedano, pomodoro, salvia, rosmarino e piselli, che si sono rivelate molto utili.

La lotta integrata pare essere sempre l’azione più adatta ed efficace per questo tipo di coltivazioni, sia a livello casalingo che industriale. Agrofarmaci regolamentati e certificati in abbinamento ai rimedi sopra elencati possono aiutarci ad ottenere una produzione adeguata all’investimento, nel rispetto dell’ambiente e della salute.