carciofo

Il carciofo: caratteristiche e avversità

500 mila tonnellate di carciofi prodotti ogni anno in Italia, un numero che consacra il nostro paese come primo produttore mondiale. Ma questo non mette la coltivazione al riparo dai rischi di malattie e di mercato.

Il carciofo: caratteristiche

Il carciofo (Cynara scolymus) è parte della vasta famiglia delle composite e ha il suo terreno di elezione nelle zone dal clima tipicamente mediterraneo che non vedono mai o raramente le temperature scendere sotto lo zero. Questo fattore climatico spiega anche la geografia dei riconoscimenti agroalimentari che sono stati dati a ben 4 varietà di carciofo in Italia, tutte concentrate nella zona meridionale e insulare: il Carciofo Brindisino I.G.P., il Carciofo di Paestum I.G.P., il  Carciofo romanesco del Lazio I.G.P. e infine il più famoso Carciofo Spinoso di Sardegna D.O.P.

Non sempre queste eccellenze agroalimentari sono esenti da problematiche in virtù del loro status speciale. Ad esempio il 2016 è stato un annus horribilis per il carciofo spinoso di Sardegna, vittima di una stagione di grande siccità ed anche il carciofo romanesco, coltivato nella zona dell’Agro Pontino, ha risentito delle massicce quantità importate immesse sul mercato

Le varietà si dividono principalmente in 2 categorie:
– le precoci o autunnali (Spinoso sardo ma anche Catanese) con capolino (ovvero l’infiorescenza) medio piccolo (150-200 g)
– le tardive primaverili (Romanesco del Lazio, di Paestum, Campagnano, Violetto di Toscana) coltivate nelle aree costiere anche più a nord. Hanno un capolino molto più grande e una produzione che può andare da febbraio-marzo fino a maggio-giugno.

Avversità del carciofo

carciofo spinoso

Non è facile realizzare a livello non professionale una coltivazione di carciofi. La durata di una carciofaia è di circa 2 o 3 anni. Su una coltura di così lunga durata è fondamentale attuare un corretto controllo delle erbe infestanti: malerbe annuali, biennali e perenni sono all’ordine del giorno ed è necessario operare con tutti i mezzi necessari dalle zappature manuali alle fresature e rincalzature degli interfilari fino all’opportuno diserbo chimico.

Rustica è rustica, ma la pianta del carciofo è anche soggetta a una serie di attacchi. In primis i piccoli roditori che in campagna sono molto diffusi e difficili da controllare. La nottua del carciofo e la depressaria sono due tipologie di lepidotteri che attaccano con grande veemenza le piante. La prima entra in azione nel periodo di gennaio febbraio, la seconda invece in ottobre novembre.

La cassida del carciofo, un coleottero polifago, è diffuso in Italia centro-meridionale e nelle isole. Gli esemplari adulti lunghi 8-9 mm, di colore verde chiaro danneggiano la pianta bucherellandone le foglie. Le larve apportano danni ancora maggiori nutrendosi di tutto il tessuto della foglia escludendo l’epidermide e le nervature che la avvolgono, e provocando quindi una tipica scheletrizzazione. La cassida sverna da adulto in vari ricoveri vicini alla carciofaia per portarsi in campo a primavera. Il controllo di questa Cassida viene effettuato al manifestarsi delle prime infestazioni da parte degli adulti svernanti o da parte delle larve durante il periodo primaverile.