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L’aglio – La pianta, le specie, la coltura e le sue avversità

Appartenente alla famiglia delle Liliacee, l’aglio (Allium sativum) è una pianta aromatica originaria dell’Asia Centrale conosciuta già in antichità e in uso presso gli Egizi, i Greci, i Romani, i Cinesi e gli Indiani.
In Italia la sua coltivazione è diffusa in Sicilia, Campania, Emilia Romagna e Veneto.
Si tratta di una pianta erbacea perenne che richiede un clima temperato, terreni fertili ben lavorati e soprattutto leggeri che permettano un veloce smaltimento dell’acqua piovana.
Nella rotazione delle colture spesso l’aglio segue il grano e i suoi bulbilli più grossi vengono interrati in autunno nelle zone a clima mite mentre in primavera nelle aree più fredde.
L’aglio è molto produttivo: la sua produzione media equivale a circa 50-80 quintali per ettaro.

La struttura della pianta

L’organo di propagazione è un bulbo composto da circa 10 bulbilli, comunemente chiamati spicchi, di forma oblunga e protetti all’interno di una pellicola secca, la tunica.
Le radici sono cordiformi superficiali e se ne contano per esemplare tra le 40 e le 60.
Le foglie sono basali e amplessicauli, ovvero abbraccianti, che rendono la pianta alta anche fino ad un metro.
L’infiorescenza è a ombrella con numerosi fiori bianchi, rosei o porporini sorretti da un sottile peduncolo e sbocciano nei mesi di giugno e luglio; sono e molto coreografici e generalmente sterili.

La coltivazione della pianta

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Gli steli fiorali vengono tagliati quando ancora in boccio per impedire alla pianta di consumare le riserve contenute nei bulbi per sviluppare l’infiorescenza.
La raccolta avviene quando le foglie si seccano e i bulbi vengono estirpati per essere poi lasciati asciugare al sole. Successivamente le tuniche più esterne annerite e rotte vengono rimosse e le radici tagliate.

Le specie di aglio

Numerose sono le varietà locali di aglio coltivato: si distinguono grossolanamente tra “aglio bianco” e “aglio rosso” per la colorazione della tunica esterna. In Italia due varietà di aglio sono inserite nella lista dei prodotti D.O.P.: si tratta dell’Aglio bianco Polesano D.O.P., il cui disciplinare fa riferimento principalmente alla provincia di Rovigo, e l’Aglio di Voghiera D.O.P., nella vicina provincia di Ferrara.
Esistono poi numerose altre specie appartenenti al genere Allium tra cui:

Allium neapolitanum, comunemente chiamato aglio bianco del Mediterraneo, si distingue per i suoi fiori candidi per cui viene coltivato.

Allium ursinum, o aglio orsino euroasiatico, si sviluppa nel sottobosco delle faggete e si contraddistingue per la presenza di due sole foglie ovate e picciolate

Allium vineale, altrimenti detto aglio pippollino o delle vigne, alto fino a 1 m molto comune in Italia nei luoghi erbosi e coltivati.

Allium scorodoprasum, comunemente chiamato aglio romano o rocambola, ha un bulbo atipico ovoide o globoso dalle tuniche rosse. La pianta raggiunge un’altezza di 80 cm e presenta un’infiorescenza che ha la particolarità di avere fiori misti a bulbilli (gemme avventizie).

I nemici dell’aglio

I più gravi danni alle colture dell’aglio sono causati da gelate, grandinate o da periodi di carenza idrica.

I danni da agenti biotici sono causati da alcuni virus, tra i quali il virus del mosaico; da micosi come la peronospora, la muffa grigia, l’elmintosporiosi, la ruggine dell’aglio (Puccinia allii), l’alternariosi e l’Aspergillus; da insetti e nematodi. In particolare la Mosca dell’Aglio (Suilla lurida), deposita le proprie larve sui bulbi che si cibano della tunica, deteriorandola. Favoriscono così la possibilità che si manifestino altre malattie come batteriosi e virosi. In un anno anche 3 o 4 generazioni possono colpire la pianta.